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Definire standard precisi che descrivano nel dettaglio i processi
24 Nov

Definire standard precisi che descrivano nel dettaglio i processi

Nelle scorse settimane abbiamo parlato, nell’intervista a Peter Völk, di “Certificazione delle Persone” e di come in Italia chi si occupa di “Qualifiche”, a partire dalla formazione professionale fino a quella universitaria, non sempre conosce i reali bisogni delle aziende e le richieste del mondo del lavoro.
letizia-sgalambroNe parliamo con Letizia Sgalambro, standard designer di TÜV Thüringen Italia, referente del progetto Vector.

TTI: Buongiorno Dott.ssa Sgalambro, nel dipartimento Certificazione delle Persone è presente un reparto di Ricerca e Sviluppo .
TÜV Thüringen Italia, infatti, fa della ricerca e sviluppo uno degli aspetti più importanti per la creazione di nuovi standard professionali e schemi di certificazione.
Qual è il punto di vista di uno Standard Designer in merito alla creazione di standard rivolti alla formazione di figure professionali ben delineate?

LS: “Definire standard precisi, che descrivano nel dettaglio i processi che i diversi professionisti andranno a svolgere nel loro lavoro, è di grande aiuto per la realizzazione dei percorsi formativi. In questo modo infatti la formazione diventa sempre più calata sulla realtà lavorativa, e può superare la distinzione fra teoria e pratica che purtroppo ancora spesso viene proposta nelle aule. Possedere delle competenze e quindi essere capaci di svolgere determinati processi non è la semplice somma fra sapere e saper fare, ma richiede diversi livelli di autonomia, analisi e pensiero critico, tutte abilità che spesso nella formazione vengono valutate in maniera astratta e non sul campo.

Quando si crea uno standard si lavora con gli stakeholder, con chi già lavora nel settore, con chi avrà bisogno di un certo tipo di professionalità, con le parti sociali. Si analizzano in profondità tutti quegli aspetti che contribuiscono a definire la qualità del lavoro per creare uno schema che sia il più esaustivo possibile. Uno dei punti chiave è la definizione dei criteri di valutazione: indicatori e descrittori ben costruiti permettono di delimitare il campo di osservazione e quindi effettuare valutazioni il più oggettive possibili.”

TTI: Per sviluppare al meglio i propri progetti, TÜV Thüringen Italia collabora a livello nazionale ed internazionale con diversi partner. Fra questi il progetto Vector è quello che la vede impegnata in prima persona.
Ce ne vuole parlare spiegandoci il suo ruolo all’interno del Progetto?

LS: “Il progetto Vector ha come obiettivo di sviluppare un curriculum atto a formare il Destination Manager, ovvero persone capaci di organizzare all’interno del territorio un’offerta turistica che sappia rispondere alle esigenze dei clienti e allo stesso tempo valorizzi le peculiarità dell’area. Il Destination Manager è una figura ancora non regolamentata, esistono figure simili, quali il titolare di agenzia turistica o l’organizzatore di viaggi, i quali hanno una forte attenzione rivolta al cliente, il valore aggiunto del Destination Manager è quello di porre l’attenzione verso al territorio come prima istanza. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Erasmus+ Sector Skill Alliance e si avvale del contributo di dodici partner rappresentanti tre stati europei: Italia, Portogallo e Spagna.”

TTI: Come accennato nell’intervista a Völk si evidenzia ancora un ampio divario che separa il mondo dell’istruzione da quello della formazione di figure professionali con un profilo ben delineato. Qual è la sua opinione in merito?
Progetti come quelli di Vector sono, effettivamente, la strada da perseguire per colmare questo gap?

LS: “Il sistema educativo e formativo italiano negli ultimi anni sta facendo passi avanti riguardo al tema della certificazione delle competenze, a fianco di percorsi formativi ancora legati alla valutazione dei saperi, esistono esperienze innovative che permettono di definire figure professionali in termini di competenze. Purtroppo ci si scontra con un sistema frammentato e poco attento al reale mondo del lavoro nella sua pratica.

A livello italiano è iniziato un processo di omologazione delle figure professionali che fino a poco tempo fa erano di competenza delle Regioni, ma il processo è ancora lento e ci vorrà del tempo perché vada a regime.

Il progetto Vector, che ha un respiro internazionale e vuole superare i localismi, ha la possibilità di proporre un modello vincente, che si discosti dalle solite pratiche. Aver definito le competenze in termini di processi con precisi input e output è già un risultato importante, così come aver instaurato un primo dialogo con UNI, l’ente italiano di normazione.
La collaborazione fra Università, Enti di Formazione e Enti locali permette di utilizzare le buone prassi individuate in settori diversi per costruire un modello formativo che privilegi il fare rispetto al sapere. Il ruolo di TÜV Thüringen Italia è quello di definire uno standard che corrisponda a pieno alle richieste del mercato con il duplice obiettivo di formare persone che avranno più possibilità di essere impiegate e colmare i vuoti professionali  individuati.”

TTI: “La Certificazione delle Competenze semplifica il rapporto fra azienda e professionista definendolo secondo standard comuni e condivisi.”
Come prevede che questo rapporto possa migliorare e consolidarsi nel tempo?

LS: “Sono convinta che questa è una necessità sempre più crescente. Con un certificato di Competenza ottenuto da parte terza, ovvero con una valutazione ottenuta da un ente che non ha alcun conflitto di interesse, il professionista ha la garanzia che il suo lavoro venga valutato in maniera oggettiva, esattamente per ciò che è capace di fare. L’azienda, allo stesso tempo, instaurando un rapporto lavorativo con chi è certificato, ha una garanzia di professionalità che nessuna qualifica può dare.”

 

 

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